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Gli step chiave per lo sviluppo e l’adozione del codice di condotta per i fornitori secondo l’UN Global Compact

Per le imprese del settore moda, la catena di fornitura incide significativamente sugli impatti ambientali e sociali. Questa permette alle imprese di connettersi con clienti in tutto il mondo, gestendo così la produzione e la distribuzione di beni e servizi. 

Le supply chain possono essere sia un punto di forza per un brand che una vulnerabilità, poiché lungo la catena del valore si concentrano sia gli impatti negativi sia le opportunità per ridurli.

Ridurre l'impatto della filiera può essere una sfida complessa, poiché richiede una collaborazione attiva e reciproca con i fornitori. Le aziende possono lavorare insieme a partner che siano già allineati, o disposti ad allinearsi, ai loro valori in materia ambientale e agli standard di lavoro, costruendo così relazioni basate su una visione condivisa e obiettivi comuni.

In virtù di ciò, redigere e diffondere un codice di condotta per i fornitori rappresenta uno dei modi con cui un’azienda può allineare i propri valori di sostenibilità con la propria supply chain, promuovendo un approccio condiviso e coerente.

Per agevolare l'implementazione del codice di condotta, l'UN Global Compact ha elaborato delle linee guida che definiscono gli elementi da includere nel documento, suggerendo inoltre passaggi chiave per la corretta redazione e diffusione. Queste indicazioni sono state elaborate nel corso del Tavolo di lavoro Sustainable Procurement del 2024, al quale hanno partecipato 54 aziende.

In questo articolo vedremo come redigere e adottare un codice di condotta per i fornitori, seguendo le linee guida dell’UN Global Compact. Tuttavia, è importante ricordare che il codice di condotta da solo non garantisce il rispetto dei diritti umani e ambientali se non supportato da un solido sistema di monitoraggio e di enforcement. 

Prima di vedere cosa prevede UN Global Compact, vediamo brevemente i limiti della sola redazione del codice di condotta.

Codice di condotta: quali sono i limiti?

 

Il codice di condotta è una sorta di “manifesto etico” che il brand chiede ai propri fornitori di accettare volontariamente, con l’obiettivo di promuovere comportamenti coerenti con i valori e i principi aziendali lungo tutta la filiera. 

Tuttavia, la semplice redazione e condivisione di questo documento non basta a garantire il rispetto dei requisiti di monitoraggio su tutta la catena di fornitura. Questo perché:

  • Trattandosi di un documento di autoregolamentazione, non è soggetto a verifiche o sanzioni esterne. L’efficacia dipende quindi unicamente dalla volontà e dalle risorse che l’azienda investe per monitorare e far rispettare i contenuti del codice.
  • In assenza di sistemi di reporting e di comunicazione periodica dei risultati, diventa difficile capire se gli standard dichiarati vengano effettivamente rispettati. Ciò limita la responsabilità del brand nei confronti di stakeholder e consumatori.
  • Se i fornitori non sono adeguatamente formati o supportati per adottare standard più elevati, il codice rischia di diventare un insieme di linee guida disconnesse dalla realtà e difficili da implementare.
  • Se un’azienda promuove il documento come soluzione completa e poi emergono violazioni, il danno reputazionale può risultare ancora maggiore perché l’azienda viene percepita come incoerente

Promuovere pratiche etiche lungo la supply chain passa dunque anche attraverso la diffusione del codice di condotta, ma questo deve essere considerato uno strumento di supporto a interventi più ampi. 

Dopo questa premessa, nel prossimo paragrafo vedremo come potrebbe essere strutturato un codice di condotta.

Costruire una supply chain trasparente e qualificata: aree focus e standard di riferimento

 

Secondo le linee Guida dell’UN Global Compact, il codice di condotta è un documento il cui scopo principale è quello di far si che i fornitori rispettino determinati criteri e standard per:

  • mitigare eventuali impatti negativi sui diritti umani, sul lavoro e sull'ambiente lungo tutta la catena di fornitura;
  • rafforzare la trasparenza;
  • facilitare la selezione di fornitori qualificati con standard ESG.

Il documento deve essere personalizzato in base alle specifiche esigenze dell'azienda, tenendo conto sia del settore in cui opera che delle caratteristiche dei fornitori con cui collabora. Tuttavia, in linea generale, dovrebbe includere alcuni elementi che ne garantiscano l'efficacia.

Innanzitutto, è importante fare un’ introduzione che delinei i valori aziendali e illustri come questi siano strettamente legati al concetto di sostenibilità. Questo permette di chiarire sin dall'inizio l'impegno dell'azienda verso pratiche responsabili e il contributo positivo che intende apportare all'ambiente e alla società.

Segue una sezione dedicata al perimetro di applicazione, in cui vengono specificati i fornitori coinvolti. Questa parte è fondamentale per definire quali soggetti devono rispettare il codice, richiedendo loro di firmare un impegno formale come prova di adesione, garantendo così la conformità e rafforzando anche la fiducia reciproca lungo la catena di approvvigionamento.

Infine, il cuore del documento è rappresentato dai contenuti tematici, che coprono tre aree: ambiente, società e governance. In ciascuna di queste aree, è necessario identificare i temi prioritari e definire gli standard che la supply chain deve rispettare per garantire l’attendibilità e la trasparenza delle informazioni.

Per quanto riguarda l'ambito ambientale, il focus potrebbe essere sulla riduzione dell'impatto ambientale attraverso una gestione responsabile delle risorse naturali (ad esempio secondo le norme ISO 14001EMAS, o equivalenti), riduzione delle emissioni GHG (attraverso GHG ProtocolISO 14064, ISO 14067, ecc.) o l'adozione di pratiche di economia circolare. 

Dal punto di vista sociale, il codice di condotta dovrebbe mirare a garantire il rispetto dei diritti umani e delle condizioni di lavoro dignitose, promuovendo la parità di trattamento e assicurando la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. È importante per esempio l’adesione alla Universal Declaration of Human Rights, agli ILO Standards, alla SA8000 e alla ISO 45001.

L'area della governance dovrebbe includere misure per prevenire la corruzione, garantire trasparenza e assicurare la conformità legale. Un codice di condotta dovrebbe allinearsi per esempio agli UN Global Compact Ten Principles,alle linee guida ISO 26000 e alla UN Guiding Principles on Business and Human Rights. Il Regolamento (UE) 2016/679 sulla privacy (GDPR) potrebbe contribuire a migliorare la trasparenza e rafforzare la fiducia nei rapporti commerciali, assicurando che i fornitori operino in maniera responsabile e conforme alle normative vigenti.

Inserire questi elementi all'interno del codice di condotta consente all'azienda di promuovere una supply chain più sostenibile, ridurre i rischi operativi e rafforzare la propria reputazione sul mercato, creando valore aggiunto sia per l'azienda che per i suoi stakeholder.

Alcune aziende hanno già applicato con successo queste linee guida, tra cui PradaMonclerTod's.

Procedura e parti interessate per la stesura del codice di condotta secondo l'UN Global Compact

 

UN Global Compact Network, oltre a fornire indicazioni su come strutturare il codice di condotta, ha indicato i passaggi che un’azienda deve svolgere per coinvolgere l’intera catena di approvvigionamento:

  • Assicurarsi che il top management sia pienamente impegnato nel processo, poiché il supporto dall'alto garantisce il successo e la credibilità del codice. Anche i manager dei vari reparti (come marketing, logistica, risorse umane, ecc..) giocano un ruolo fondamentale.
  • Consultare tutti gli stakeholders con cui si interagisce per raccogliere input e identificare le tendenze di mercato.
  • Evitare di creare nuovi standard che potrebbero entrare in conflitto con quelli già riconosciuti a livello globale.
  • Prevedere l’obbligo per i fornitori di aderire al codice al momento della stipula degli accordi commerciali, chiedendo inoltre di comunicare il tutto ai loro subfornitori, estendendo così l'impatto lungo tutta la catena del valore.
  • Valutare l'opportunità di coinvolgere consulenti esterni o fare riferimento a best practice del settore, per essere sicuri ed evitare di andare contro eventuali ultime normative.
  • Assicurarsi che il codice sia accessibile a tutti i fornitori, traducendolo nelle loro lingue, in modo da facilitare la comprensione e l'adesione.
  • Stabilire meccanismi di reclamo per permettere ai fornitori di segnalare eventuali violazioni, in modo sicuro e confidenziale.

I vantaggi nell’adottare il codice di condotta secondo le linee guida

 

L'adozione di un codice di condotta rappresenta una scelta strategica che può portare numerosi vantaggi per le aziende del settore tessile, caratterizzate spesso da relazioni complesse con una vasta rete di fornitori e subfornitori. I benefici derivanti dalla diffusione di questo documento sono:

  • Rafforzare l'azienda, stabilendo aspettative chiare nei confronti dei fornitori e creando rapporti commerciali solidi e duraturi, basati su principi etici condivisi e standard normativi.
  • Migliorare la gestione del rischio nelle supply chain, selezionando partner qualificati che operano secondo criteri ESG, riducendo così i rischi legati a comportamenti non conformi, non etici o illeciti.
  • Potenziare la reputazione del brand, dimostrando un impegno concreto verso la trasparenza e la sostenibilità.
  • Facilitare il monitoraggio delle performance dei fornitori, ottimizzando la raccolta di dati per il reporting di sostenibilità.
  • Supportare la collaborazione con i fornitori per sviluppare nuove competenze, prodotti e servizi innovativi in ottica sostenibile.
  • Agevolare l'allineamento ai requisiti della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD). Questa nuova direttiva europea, entrata in vigore nel 2024, richiede alle aziende di tutte le dimensioni, comprese le PMI quotate, di fornire report dettagliati sulle proprie performance ambientali, sociali e di governance (ESG) entro il 2026, con la prima rendicontazione prevista nel 2027. 

Conclusioni

 

Abbiamo visto come è possibile redigere un codice di condotta grazie alle linee guida dell’UN Global Compact. Questo documento può quindi rappresentare un utile punto di partenza per rendere espliciti i valori aziendali e coinvolgere i fornitori in un percorso di miglioramento. 

Tuttavia, da solo, non è sufficiente per garantire la riduzione effettiva dei rischi sociali e ambientali lungo la filiera. Solo se integrato in una strategia più ampia e supportato da adeguate attività di formazione,monitoraggio e audit, può rivelarsi davvero un alleato efficace nella promozione di pratiche etiche.

Investire nel coinvolgimento dei fornitori può fare la differenza per un'azienda che punta a operare in modo etico, trasparente e responsabile, creando valore aggiunto per sé e per i suoi stakeholder. 

Vuoi verificare se il tuo codice di condotta è realmente efficace? Ti aiutiamo a integrarlo con sistemi di monitoraggio e formazione per i fornitori. Contattaci per una consulenza personalizzata per scoprire come possiamo affiancarti in questo percorso.

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